La fatica della cura

Natascia Bobbo

La vicenda esistenziale e dolorosa di una persona malata può creare altra sofferenza tra coloro che le stanno vicino o ascoltano la sua storia. Termini quali Compassion Fatigue, Secondary Traumatic Stress Disorder o Vicarious Trauma stanno infatti a indicare, pur con accezioni diverse, lo stato psico-emotivo di sofferenza che scaturisce dall’esposizione continuata al dolore altrui. Potenziali vittime di tali disordini sono molti professionisti di area sanitaria, tra questi,in primis, gli operatori impegnati nei contesti critici e pediatrici.In particolare è noto che il bambino evoca da sempre negli adulti sentimenti di protezione e sollecitudine spontanea; tuttavia di fronte alla sofferenza, in qualche caso alla morte di un bambino, è altrettanto naturale che emergano vissuti difrustrazione con esiti di distacco emotivo e deresponsabilizzazione.

Il presente testovuole offrire due percorsi di formazione e educazione orientatiin primo luogo a consegnare ai professionisti impegnati in ambito pediatrico alcuni strumenti concettuali per addentrarsi nella complessità dei vissuti esperienziali dei piccoli assistiti al fine di acquisire strategie di care più coerenti ai loro bisogni vitali. Il secondo percorso, rivolto a tutti gli operatori della salute che ne sentano la necessità,vuole offrire nuovi metodi e strategie di self-care, cioè di tutela del sé inteso come identità personale e professionale che si spende nella relazione terapeutica e d’aiuto.

È presupposto di questo lavoro infatti che soltanto attraverso l’impegno personale, una formazione professionale dedicata e un percorso educativo di metariflessione, sia possibile giungere a una sollecitudine consapevole e responsabile: la via più autentica per accogliere, comprendere e aver cura, con passione e intenzione, di coloro che soffrono e soprattutto di coloro che mai si vorrebbero veder soffrire o morire, i figli dell’uomo.

Cleup, Padova 2015

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